E’ nel quartiere storico di Santa Croce, quello del vocio del Calcio Storico, dei locali aperti fino a notte fonda, delle frotte di turisti che rincorrono l’immancabile ombrellino aperto della guida turistica, dove si trova una bottega, come le chiamano a Firenze, una bottega d’arte e di spettacolo.

Siamo nel “santa santorum” degli effetti speciali legati alla persona, è dal 1720 che la famiglia Filistrucchi ha legato il suo nome ad una bottega artigianale tra le più antiche al mondo. Oggi, in questo tragico momento di globalizzazione e inevitabile appiattimento di tutto ciò che è profondamente e semplicemente legato alla fantasia, manualità ed estro artistico, la bottega storica dei Filistrucchi cavalca l?onda del riflusso rimanendo in bilico tra storia e futuro.
Tutto è come una volta, anzi no! Tutto è stratificato in un continuum storico che ci porta verso il futuro, con le realizzazioni di protesi in lattice, schiumato e silicone, manipolazioni tanto richieste dalle produzioni teatrali e cinematografiche italiane e mondiali.
In questi giorni è stata inaugurata una mostra presso il Teatro della Pergola a Firenze, mostra che rimarrà aperta fino al 16 aprile e dove sarà possibile entrare nel mondo della parrucca d’autore.
L’incontro fra il regista e Pietro Filistrucchi risale agli anni ’40. La seconda sezione della mostra ricostruisce le tappe di un sodalizio artistico e di una vera e propria amicizia, grazie anche al carteggio privato tra Zeffirelli e Filistrucchi: si passa presto dal lei al tu, anche se il rapporto non è sempre facile: se la qualità richiesta dall’esigente regista non può essere garantita si preferisce non accettare la commissione e se la si accetta si deve lavorare con tutte le energie.
Oggi la mostra al Teatro della Pergola premia Filistrucchi, fin dal 1960 Zeffirelli incaricò Pietro Filistrucchi di realizzare ben 93 parrucche per “Alcina” in scena alla Fenice di Venezia. Una fornitura eccezionale per cui Zeffirelli fu riconoscente a Pietro tanto da scrivere: “il lavoro è superiore ad ogni commento.

Si tratta comunque di produzioni artigianali, precisi manufatti realizzati in singoli esemplari, curati nei minimi particolari, una grazia artistica che è possibile solo dopo secoli di esperienza tramandata da padre in figlio, fino da quell’Angelo che andò ad abitare in quelle piccole stanzine addossate alle mura di epoca matildina, la terza cerchia citata anche da Dante.
Qui iniziò la sua attività di cerusico, barbiere, cavadenti e profumiere, truccatore e parrucchiere speziale. Chi non ha mai sentito parlare del famoso Figaro, il Barbiere di Siviglia di Rossini. Ebbene la sua descrizione calza perfettamente sull’attività di Angelo Filistrucchi agli inizi del 1700.

Il XVIII secolo era il secolo della parrucca per eccellenza, solo la Rivoluzione Francese cambierà radicalmente i gusti e l’arte dei Filistrucchi si adatterà alle necessità del mercato economico, cominciando a lavorare per i teatri, abbinando al trasformismo la conoscenza dei prodotti, ideando loro stessi trucchi e parrucche.
Il bel mondo dello spettacolo è passato tutto da questi piccoli ma unici ambienti, dove difficilmente entra qualcosa di moderno che non si a strettamente legato alle necessità sceniche. E’ una vera magia, un angolo di delicata tradizione, come quella di accogliere gli artisti anche dopo le rappresentazioni, per commentare, ricordare o semplicemente passere del tempo con degli amici.
Quant’acqua è passata sotto i ponti e anche sopra, quando l’alluvione del 1966 ha distrutto inevitabilmente parte delle raccolte storiche della ditta Filistrucchi. Ma la ripresa è stata veloce e i grandi nomi dello spettacolo non hanno abbandonato la collaborazione con questa famiglia.
Zeffirelli, Callas, Tebaldi, Berio, de Filippo, Albertazzi, Amedeo Nazzari e chi più ne ha ne metta! Potremmo compilare una vera e propria enciclopedia degli artisti solo elencando tutti coloro che si sono serviti dai Filistrucchi.
Alla grande Callas, che grazie a Zeffirelli apprezzò l’opera di Filistrucchi, è dedicata la terza sezione della mostra alla Pergola. Tra i reperti più interessanti anche una parrucca originale indossata dalla grande soprano per un’ “Armida” di Rossini , oltre a quella della celebre Medea; oltre ad alcune ciocche-campione dei suoi capelli che l’artista inviò, con tanto di corrispondenza autografa, per commissionare le sue parrucche da giorno. Non mancano infine fotografie inedite della cantante al Teatro Comunale di Firenze.
Se visiterete il negozio, in una vetrinetta al primo piano sono raccolti piccoli oggetti salvati all’incedere inesorabile del tempo, strumenti del mestiere, curiosità ed esempi di travestimento.
Il negozio è nell’elenco degli esercizi storici del comune di Firenze e in ogni momento ci sarà sempre qualcuno che sarà ben felice di accogliervi ed introdurvi al mondo del trucco teatrale, spiegandovi l’arte, la pazienza e la precisione per realizzare una parrucca e raccontandovi aneddoti sui grandi artisti che si sono serviti da loro per avere menti finti, orecchie a punta, corna, barbe e parrucche!
Giuseppe Garbarino